Imparare l’arte del contentarsi

Lo Yoga è un percorso che porta alla completezza  della propria crescita spirituale e al benessere completo a cui ognuno di noi può aspirare, a prescindere dall’età.
Questo percorso viene diviso in 8 stadi negli Yoga Sutra dal saggio Patanjeli che includono la modalità rispettosa nei confronti di se stessi e della natura con un’attenzione speciale nei confronti dell’ecologia globale e individuale.

Questi 8 gradini sono i principi etici dello Yoga e, a differenza di quanto si possa credere, non sono disgiunti uno dall’altro ma si intrecciano nel percorso individuale di ogni praticante che lo vive in modo graduale.

Siamo qui per svegliarci dall’illusione della nostra separatezza

– Thich Nhat Hanh –

Siamo abituati a vivere e sperimentare il 3° stadio, quello delle Corpo con l’esecuzione delle Asana, ma  nel momento in cui si è capaci di entrare nelle Asana gradualmente con l’aiuto del respiro,  mantenere l’immobilità del corpo che è anche immobilità della mente, quando impariamo a fermare i pensieri e a guardarci dentro durante il rilassamento, tutto questo è parte integrante di questo percorso.

E in questo modo lo Yoga cambia anche il modo in cui viviamo la vita di tutti i giorni, rendendoci “più centrati”, più in grado di vivere il momento presente.

santosha

Uno degli otto passi degli Yoga Sutra di Patanjali, quello del Niyama, prevede il distacco, SANTOSHA, l’accontentarsi in una condizione di appagamento che è contentezza naturale nella presenza del “qui e ora”.

Coltivando Santosha , lo Yogi imparerà a controllare i propri impulsi e a vivere le situazioni negative come un semplice spettatore, senza immedesimarsi, senza farsi sopraffare. In questo modo lo Yogi sarà pronto a intraprendere il percorso del Niyama per sperimentare la vera libertà e riconoscere un senso di completezza, godendo della felicità del momento presente.

Santosha ti aiuterà a limitare lo stress e a vivere ogni situazione della vita, bella o brutta, con maggiore distacco emotivo nella capacità di controllare la mente e le emozioni con la giusta capacità di discernimento.

Difficile, difficilissimo, ma non impossibile! Basterà provarci, ogni  giorno…

Non identifichiamoci
Lascia che questa diventi la chiave – la prossima volta
che appare la rabbia, osservala.
Non dire: “Sono arrabbiato”.
Dici: “C’è la rabbia e io la osservo”.
E guarda la differenza!
La differenza è enorme.
All’improvviso non sei più nella morsa della rabbia.
Se puoi dire: “Sono solo un testimone, non sono la rabbia”,
sei fuori dalla sua morsa.
Quando arriva la tristezza, siediti da una parte e guardala e poi dici:
“Sono l’osservatore, non sono la tristezza”, e guarda la differenza.
Subito le radici della tristezza verranno tagliate.
Non viene più nutrita e così morirà di fame.
Noi nutriamo queste emozioni quando ci identifichiamo con esse.
Se si vuole ridurre la religiosità a un’unica parola,
questa è non-identificazione.
(Osho)


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